web agency

di Sandro Cimino.

E” da un pò di anni ormai che mi occupo dello sviluppo di applicazioni web che vanno dal semplice sito istituzionale all”e-commerce avanzato. Tra i tanti progetti che ho realizzato mi è capitato di sviluppare siti che non rispettavano i canoni di usabilità ma soprattutto non avevano una linea comunicativa coerente con l”attività del cliente.

Ci tengo a precisare che la causa di questa progettazione poco accurata non è dovuta all”incompetenza dei miei collaboratori ma bensì alla presunzione di alcuni clienti completamente a digiuno in materia di web. Purtroppo spesso si tende a progettare un sito web perdendo di vista l”obbiettivo finale che dovrebbe essere quello di realizzare un prodotto usabile, comunicativo ed efficiente. La soddisfazione del cliente è importante ma non bisogna essere troppo accondiscendenti ed accettare le richieste e le idee , spesso sbagliate, di persone a cui le parole “usabile” e “comunicazione” dicono ben poco.

Di seguito elenco i punti che, secondo me, sono alla base della realizzazione di progetti con standard qualitativi ad alto livello:

    1. Realizzazione di almeno due proposte progettuali.

progetti web agencyOgni project manager con cui ho lavorato lamenta il fatto che il cliente, visionando il progetto, proponga innumerevoli proposte di modifica che purtroppo spesso comprometto la qualità del prodotto. Per questo motivo redigere più di un singolo progetto, magari variando qualche funzionalità o la semplice disposizione di componenti nella pagina, mettono il cliente di fronte ad una scelta guidata scongiurando la maggior parte delle richieste di modifica. Ovviamente ci sarà sempre il cliente incontentabile ma avere una possibilità di scelta, spesso lo induce ad accettare uno dei progetti proposti.

    1. Interfaccia gafica estremamente pulita  e minimale orientata alla funzionalità.

Creatività. Dote importante per un Web Designer che non dovrebbe mai essere limitata in alcun modo, purtroppo però ci sono dei limiti tecnici che non possono essere superati. Nello sviluppo web è importante realizzare prodotti che siano cross-browser e soprattuto facili da usare per l”utente medio. Grafiche accattivanti sono spesso difficili da dinamicizzare, perciò è importante raggiungere un compromesso tra disegnatori e sviluppatori che miri ad ottenere un risultato il più possibile gradevole ed usabile. Il template di un sito non è come un cartellone pubblicitario o una locandina dove il grafico non la limiti e può dare ampio spazio alla sua fantasia, un sito deve essere flessibile ed adattarsi ai contenuti che variano di pagina in pagina.

    1. HTML SEO oriented, validazione W3C.

ottimizzazione seoA cosa serve un sito accattivante se non riesce ad indirizzare traffico verso se stesso?

La risposta a questa domanda è ovvia, ma per raggiungere un buon risultato è necessario che la squadra SEO e il web designer lavorino coordinandosi l”uno con l”altro. Rendere un sito appetibile a Google  non è impresa da poco ma creare una struttura HTML che faciliti l”indicizzazione dei contenuti è il primo passo verso il successo. Oggi è importante che un sito web sia compatibile con le norme del consorzio internazionale W3C.

Un sito realizzato seguendo le linee guida del W3C sarà accessibile da parte di tutti gli utenti, anche di coloro che soffrono di vari tipi di handicap e verrà visualizzato correttamente indipendentemente dal sistema operativo o dal browser utilizzato dai visitatori. Molti governi, tra cui quello italiano, raccomandano alla P.A. di realizzare siti compatibili W3C.

    1. Integrazione social e media.

social media marketingNell”era di Facebook e di Youtube è estremamente importante creare un sito internet che permetta agli utenti di interagire velocemente con i socialnetwork più diffusi. Aggiungere funzionalità come la funzione di “share” dei conteniti o la possibilità di integrare video da youtube o altri siti di video sharing coinvolge l”utente e migliora l”esperienza di navigazione. L”ideale sarebbe avviare una campagna di social media marketing.

Il Social Media Marketing è quella branca del Marketing che si occupa di generare visibilità sui Social media, Comunità Virtuali e aggregatori 2.0. Il Social Media Marketing racchiude una serie di pratiche che vanno dalla gestione dei rapporti online (PR 2.0) all”ottimizzazione delle pagine web fatta per i Social Media (SMO, Social Media Optimization). Il termine viene, infatti, comunemente usato per indicare la gestione della comunicazione integrata su tutte le diverse piattaforme che il Web 2.0 ha messo e mette continuamente a disposizione (siti di Social networking, foto video e slide sharing, comunità 2.0, wiki, etc.). La caratteristica di queste piattaforme è che la proprietà delle stesse non è dell”azienda (o persona) che intende instaurare tali relazioni. (fonte wikipedia)

di Maurizio Trezza.

Dopo due anni dall’ultima volta gli italiani vengono chiamati ad esprimere “senza intermediari” la loro volontà su questioni di politica nazionale. E’ stato fissato, infatti, per il 12 e 13 giugno prossimi, il referendum sulla privatizzazione dell’acqua, sul ritorno al nucleare e sul legittimo impedimento. Non voglio entrare nel merito delle questioni referendarie, in tv (poco) e sul web è già possibile documentarsi in modo esaustivo, voglio piuttosto parlare di una questione che è sotto gli occhi di tutti ma che non è mai approfondita, anzi nemmeno trattata.

Si parla molto, soprattutto a ridosso di appuntamenti di questo tipo, dei limiti dell’istituto referendario, delle possibili modifiche e ritocchi a cui dovrebbe essere sottoposto, ma non si parla mai dei limiti, seppur palesi, della classe politica rispetto al nostro istituto di democrazia diretta. Può sembrare un’analisi qualunquista ma vi spiego perché non è così. Ci viene incontro l’art. 75 della nostra Costituzione nel quale è regolamentato l’istituto del referendum abrogativo (che è quello che ci interessa), in particolare al quarto comma è fissato, per la validità della consultazione referendaria, un doppio quorum, uno funzionale e l’altro strutturale: “La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi”. Sulla prima delle due regole da anni si gioca una partita meschina che possiamo definire senza esitazioni irresponsabile e antidemocratica.

La pratica che qui condanno ha accompagnato la storia dei referendum abrogativi sin dalle origini ma è dal 1990 che ha assunto un ruolo sempre più consistente. Durante una “tribuna referendaria” responsabili della Federcaccia invitarono i cittadini all’astensione nel referendum sulla caccia e i pesticidi del giugno di quell’anno. Da allora si è registrato un puntuale ricorso a tale pretesa da parte di partiti o esponenti politici contrari all’abrogazione della normativa che veniva di volta in volta proposta. E’ dell’anno successivo il memorabile intervento dell’indimenticato Bettino Craxi che si rivolgeva agli elettori invitandoli ad “andare al mare” piuttosto che recarsi alle urne nel referendum del 1991 sul sistema elettorale. Nel primo caso l’appello degli astensionisti muniti di fucile ebbe esito positivo, quello del 1990 raggiunse un afflusso intorno al 43% e fu il primo referendum della storia repubblicana a non raggiungere il quorum, nel secondo caso invece le spiagge rimasero vuote e i seggi elettorali sufficientemente affollati (62,5%). Da allora ad ogni vigilia di referendum partono appelli accorati alla non partecipazione e in questi giorni gli stessi richiami non sono tardati ad arrivare, puntuali come una sveglia.

Sulla legittima scelta dell’astensione non discuto, tralascio le questioni di merito sui presunti diritti/doveri, sull’obbligo civico e il disinteresse crescente, ma sulla slealtà politica di una pretesa astensionista proprio non sorvolo.

Di tanto in tanto bisogna ricordare ai nostri rappresentanti l’esistenza di alcuni principi fondamentali sui quali si basa il sistema democratico, rappresentativo e civile del nostro Paese. Costituzione Italiana, art.1: “[…] La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. E’ triste vedere che l’esistenza di questi dettami viene invocata solo quando fa comodo, quando si tratta, cioè, di difendere la postazione di comando sulla quale si è seduti. E’ di questi mesi la polemica che vede opposti potere giudiziario e potere politico, il primo impugna i codici, il secondo la “legittimazione popolare”, riempiono le interviste e i dibattiti con parole tipo: democrazia, volontà dei cittadini, mandato degli elettori, investitura democratica, popolo sovrano e via dicendo, ma che fine fanno gli stessi valori quando si cerca spudoratamente di evitare che la volontà dei cittadini diventi discriminante? Dove va a finire il principio democratico quando si invita l’elettore a non determinare una scelta che è quanto mai democratica? E’ proprio questo il punto. Gli stessi personaggi pronti ad impugnare la sovranità popolare come scudo contro il potere giudiziario il giorno dopo se ne dimenticano e chiedono al popolo di non esercitare più quella sovranità. Bisogna tener presente che l’appello all’astensione ha avuto spesso risultati favorevoli: in Italia non si raggiunge il quorum necessario dal referendum del 1995, vale a dire per sei appuntamenti consecutivi (gli ultimi 24 quesiti referendari), con una forbice di affluenza che va dal 49% nel 1999 al 23% nell’ultimo referendum del 2009. Inoltre, l’astensionismo spesso non è solo invocato a parole ma viene favorito da disposizioni subdole e ambigue, la mancata approvazione dell’election day di quest’anno (accorpamento delle amministrative e del referendum nello stesso giorno), che avrebbe fatto risparmiare tra l’altro più di 300 milioni allo Stato, ne è un esempio clamoroso.

Riporto l’ordinanza del g.i.p. Colella che rispondeva così alla richiesta di archiviazione per una denuncia presentata contro il sodalizio dei cacciatori che avevano invocato l’astensione sul referendum del 1990: ”Il voto negativo può concorrere a formare la volontà negativa della maggioranza degli elettori, mentre l’astensione può concorrere a vanificare la volontà abrogativa della maggioranza degli elettori qualora la somma delle astensioni determini il venir meno del quorum”. Il giudice riconosce la legittimità di chi si astiene dal voto ma: “la legge indica che il diritto al ‘non voto’ si esercita mediante la consegna di una scheda bianca o nulla ma non nella mancata presentazione dell’elettore al seggio. […] La propaganda per l’astensionismo è una forma di lotta politica che in spregio della legge e della Costituzione tende a conseguire la vittoria del “no” anziché mediante il leale confronto delle opinioni e delle volontà degli elettori previsto dalla Costituzione, mediante il provocato mancato conseguimento del quorum previsto come ipotesi patologica in deroga al principio maggioritario utilizzando a favore del “no” anche l’inerzia degli astensionisti indifferenti al prevalere del si o del no, e questo – conclude il magistrato – è un “no” cosiddetto rafforzato che non è previsto né dalla Costituzione né dalla legge elettorale ma che è ottenuto al di fuori delle regole con un uso strumentale e distorto delle norme sul quorum“.

Che non si sappia in giro, i nostri politici sono eletti dal popolo “sovrano”!

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Google art Project

Google art project

Il colosso di Mountain View presenta al grande pubblico il suo ultimo sevizio, che consentirà a chiunque di visitare tutti i più famosi musei del mondo e le più belle opere che vanno dalla Nascita della Venere del Botticelli, icona della Galleria degli Uffizi, a No Woman, No cry di Chris Offili, ai lavori dell’iconografia bizantina e quelli post impressionisti di Cezanne, ai templi Egizi, alle collezioni di Rembrandt, per un totale di opere di 486 artisti di tutto il mondo: tutto questo e molto altro è racchiuso nel nuovo progetto firmato Google e dedicato all’arte.

Per accedere a Google Art Project basta collegarsi a questo link: Art Project di Google. La tecnologia utilizzata riprende quella di Street View, che ci ha permesso di camminare per molte delle strade del mondo come se fossimo realmente in quei luoghi.

Ovviamente non sono mancate le critiche, c”è chi pensa che Art Project impigrirà ulteriormente gli utenti che avendo la possibilità di visitare i più grandi musei comodamente seduto davanti al pc non lo farà più fisicamente recandosi al museo.

Molti dei responsabili dei musei, però, non la pensano così. Vedono in questo servizio un”opportunità che consentirà agli utenti di rendersi conto della straordinaria bellezza di alcune opere e saranno, così, spinti a visitare quei luoghi che hanno visitato solo virtualmente.

Un”altra osservazione da fare è che Google non smette mai di portare novità nel web, confermando puntualmente la sua supremazia nella ricerca e sviluppo di nuove applicazioni web.

di Sandro Cimino

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Uno dei temi maggiormente trattati dai mezzi d’informazione nei mesi scorsi è quello relativo alla presenza ed all’infiltrazione delle organizzazioni criminali anche in regioni, province e comuni che, nell’immaginario collettivo, parevano esserne estranee. Con il termine “mafia” oggi si intendono tutte le organizzazioni criminali esistenti ed “operanti” sul territorio nazionale ed è, altresì, risaputo che di esempi legati a penetrazioni e connivenze mafiose all’interno di determinate dinamiche politiche ed amministrative ve ne siano diversi. Si tratta di un sistema “concreto”, tangibile.

Vi è, tuttavia, un altro apparato parallelo a questo, un sistema pseudo mafioso che tende ad “attaccare” direttamente la cultura, il buon senso, l’agire quotidiano. Un determinato modo di crescere ed agire a livello politico – amministrativo, conseguentemente trasferito alla comunità. Esso tende principalmente a svilupparsi in località medio-piccole dal punto di vista demografico. Località simili, per esempio, a quelle del Vallo di Diano. Una ramificazione di tale sistema è rappresentata dal clientelismo, ovvero un malcostume politico diffuso in vari ambienti, dove ai rapporti ordinari tra le varie forze politiche, si sostituisce una rete di favoritismi a carattere personale; dei sostenitori si legano ad un personaggio politico al fine di conseguire dei favori. Agli occhi di molti chi riesce ad ottenere ricchezze attraverso rapporti privilegiati, dimostra di essere più furbo di altri, diventando quasi meccanicamente un modello da seguire. Una politica clientelare è praticamente una politica contraddistinta da dei favori concessi a qualcuno, a danno di altri, spesso della massa e dei più deboli.

Parente stretto del clientelismo, è l’assistenzialismo. Molto spesso i due “fratelli” finiscono per fondersi, dando vita al cosiddetto assistenzialismo clientelare. La mancanza di lavoro da un lato, l’assenza di una società autonoma dalla politica dall’altro, hanno, a riguardo, favorito negli anni lo sviluppo di un sistema tanto diffuso, quanto discreto, ramificato ma al tempo stesso aleatorio. Se le organizzazioni criminali non sempre riescono a penetrare in determinati contesti territoriali e far proprie determinate dinamiche, i fratelli clientelismo ed assistenzialismo sono, invece, in grado di mettere radici un po’ ovunque, insidiando la comune ordinarietà giornaliera, nonché l’autonomia intellettuale, a volte tutt’altro che ferrea, di soggetti giovani e meno giovani e dalla diversa formazione culturale. Chi non si adegua a tale sistema o non ne accetti i malsani principi ispiratori, è quasi automaticamente candidato all’isolamento…prima culturale, poi sociale. Le nuove generazioni non sembrano esser riuscite ad evitare che tale perverso processo maturasse e finisse per svilupparsi sempre più in profondità all’interno del proprio nucleo familiare e della propria comunità. Anzi, in alcuni casi ne hanno favorito li sviluppo. Ciò ha permesso ad amministratori e funzionari di turno di “trasformare” i diritti in favori che, prima o poi, si sarà tenuti a ricambiare. Gran parte delle volte attraverso consensi elettorali. Tutto ciò, in molte aree, è oggi normalità, quotidianità. Tutto ciò è sinonimo di rassegnazione e passività, di egoismo e ben poca predisposizione alla costruzione di un qualsivoglia futuro.

Il sistema, intanto, continua a fare proseliti nel Vallo di Diano, seducendo sempre più e conducendo all’immobilismo più assoluto. Ma come sostenuto dal romanziere Albert Camus: “la speranza, al contrario di quanto si crede, equivale alla rassegnazione. E vivere non è rassegnarsi”.

scambio-sociale-150x150Cos’è il social lending? Praticamente è un prestito sociale, un prestito peer to peer, in cui due privati si scambiano denaro ottenendo entrambi condizioni vantaggiose dal punto di vista dell’operazione. In altre parole il finanziatore ottiene un tasso di interesse per la somma che cede leggermente superiore a quello che riceverebbe se depositasse la stessa somma presso qualsiasi sportello, mentre l’altro privato ottiene un prestito a tassi minori rispetto a quelli esistenti sul mercato attuale.

Ma dove s’incontrano cittadini che offrono denaro e cittadini che cercano denaro? E come fanno a fidarsi? Esistono numerose società online che si occupano di far incontrare l’offerta e la domanda, predisponendo dei meccanismi di sicurezza per evitare morosità, e predisponendo una sorta di rating (tipo quello borsistico) degli utenti.

La logica è semplicissima, e internet è lo strumento giusto per far decollare questa tipologia di prestito di moneta, ma perchè non decolla?

Abbiamo avuto numerosi esempi sulla rete di attività del genere, (Boober, Kasbia e Zopa), ma la momento i principali tre servizi di social lending in Italia sono sospesi a causa di alcuni provvedimenti della Banca d’Italia.

La banca d’Italia, con nota del 250/07/2007, ha ravvisato nel servizio offerto da Zopa Italia, così come prospettato dalla società, una prestazione di servizi di pagamento online, il cui esercizio restava subordinato all’iscrizione nell’elenco generale di cui all’art. 160 TUB. […] nel periodo 23 settembre – 7 novembre 2008 la Zopa Italia è stata sottoposta ad accertamenti ispettivi da parte della Banca d’Italia, i quali hanno fatto emergere rilevanti irregolarità, in particolare:

  • contrariamente alle prescrizioni della Banca d’Italia, la gestione della piattaforma online è stata realizzata con modalità che determinano in capo alla Zopa Italia l’acquisizione della titolarità dei fondi messi a disposizione dai lenders con conseguente obbligo di rimborso. In particolare è stato accertato che gli incassi e i pagamenti transitano su due conti correnti infruttiferi intestati alla società. Lo schema operativo adottato comporta che sul conto Prestatori rimangano disponibilità di entità non trascurabile per lassi di tempo anche prolungati, derivanti dai bonifici effettuati dai presattori. Il conto Richiedenti ha, invece, natura transitoria, con saldi giornalieri estremamente contenuti;
  • l’ampiezza delle opzioni consentite ai lenders rende inoltre il rapporto instaurato con Zopa Italia assimilabile a quello di un deposito a vista».

Considerando gli effetti dello sviluppo di questa forma di prestito monetario alternativo sulla raccolta e sul predominio delle banche sul sistema monetario, ho forti dubbi circa l’effettiva sostanza delle motivazioni eccepite. Penso sinceramente che stiano cercando tutti i modi possibili per sradicare questo fenomeno.

Spero che la rete, per la sua essenza libera dalle lobby, riesca comunque a portare avanti e far conoscere alla massa il social lending.

Cono Cirone

—                                  La conclusione del rapporto politico ed amicale (semmai ci fosse stato) nel panorama politico nazionale tra Berlusconi e Fini sta comportando una decisa presa di posizione e di coscienza da parte dei simpatizzanti della coalizione di centro-destra e dei militanti politici solo sulla carta facenti parte del PDL, in realtà sempre tenacemente aggrappati alla sottana di Forza Italia o Alleanza Nazionale. “Il Popolo della Libertà non esiste più” ha sentenziato Fini; da qualche giorno sembra non esistere neanche per Berlusconi, considerando le sottaciute volontà del Premier di dar vita ad una nuova creatura partitica. Fu Berlusconi a dar vita autonomamente al Partito a cui Fini (nonostante egli stesso avesse in origine auspicato la creazione di un soggetto politico di centro-destra unitario) probabilmente non ha mai concettualmente aderito. La creazione del PDL nel 2007 cambiò di poco le cose in casa Forza Italia, allargandone il raggio d’azione; qualcosa in più, invece, mutò per ciò che concerne i militanti di AN. Per i “reduci” dall’MSI, in particolare, l’allontanamento ideale da Fini si è materializzato proprio allora, con la cofondazione di questi del Popolo della Libertà. Altri, invece, i più “resistenti”, auspicavano il distacco da Berlusconi per poi convergere nella eventuale nuova “creatura” di Fini, assolutamente convinti di continuare ad ergere questi quale proprio massimo rappresentante. In diversi casi la figura di Berlusconi ha rischiato di fagocitare il Partito. Quella di Fini, al contempo, ha finito per espellerlo. Entrambe, con il prezioso contributo di rappresentanti territoriali, in

determinate realtà non hanno fatto altro che dar vita a forme di leadership tanto isolate, quanto isolazioniste. Nel Vallo di Diano, ad esempio, del PDL si è visto concretamente quasi soltanto il simbolo sugli stendardi e sulle schede elettorali. Se per qualcuno è risultato complicato individuare il rappresentante o i rappresentanti del Popolo della Libertà nel comprensorio valdianese, quasi impossibile è risultato definire posizioni e cariche nei singoli paesi. In generale il Vallo di Diano pare aver registrato una diffusa insofferenza nei confronti del Partito. Nelle maggior parte dei casi, infatti, i rappresentanti di Forza Italia ed AN sono rimasti ancorati alle loro posizioni, preoccupandosi di curare la propria area con relativi assi a mo” di orticello e di custodire gelosamente ed al tempo stesso palesare i propri personali contatti con ‘alti’ rappresentanti sovracomunali della relativa area partitica. E’ sembrata esser questa la vera competizione a cui si è dato vita: quella interna alla coalizione. Nel tempo sono stati diversi gli incontri ed i tentativi di mettere insieme le varie anime del PDL; sono, tuttavia, falliti quelli mirati alla creazione di un coordinamento comprensoriale ed all’elaborazione di un documento strategico finalizzato a dare più peso alla posizione istituzionale dei consiglieri comunali di centro-destra a sud della provincia di Salerno. Inoltre, a diverse riunioni non sarebbero stati invitati determinati esponenti locali del PDL, segno evidente della impossibilità e forse della non reale volontà di unione. Intanto l’annuncio della nascita del nuovo partito di Fini sembra suscitare entusiasmo tra i promotori di Futuro e Libertà per l’Italia Vallo di Diano, gruppo in cui si sono formalizzate diverse adesioni e nel quale si prospettano diversi “ritorni a casa” da parte di militanti di destra che poco digerirono l’adesione al PDL. Il nuovo assetto interno al centro-destra, quindi, potrebbe dar vita ad una diffusa vivacità politica e contribuire al superamento della “mummificazione” ed alla creazioni di definiti punti di riferimento e più concreti e credibili interlocutori. Probabilmente sarà, inoltre, l’occasione per assistere alla “riapparizione” di soggetti per qualche tempo rimasti nella penombra. Nel frattempo, c’è anche chi, come il socialista Giuliano, ha dimostrato di avere le idee chiare, transitando, per alcuni in maniera clamorosa, nelle file del centro destra; altri interpreti politici, invece, è più che probabile che un pensierino a riguardo l’abbiano fatto ma situazioni contingenti hanno impedito, poi, il celebre salto della quaglia. Altri ancora hanno preferito rimandare tale delicata decisione. Fatto che qualcuno potrebbe avere perso l’occasione. Il signor PDL, infatti, è nato, è cresciuto, qualche volta si è piegato, altre ha trionfato ed è ora sul letto di morte. Peccato che nel Vallo di Diano ben pochi l’abbiano potuto conoscere.

ruby karima

—————————— da: ilfattoquotidiano.it———————————–

Ruby intervistata in tv: “Silvio come la Caritas. Io ripudiata da mio padre perché cattolica”

La ragazza di origine marocchina parla di sè e dei suoi rapporti con B.: “Mi ha aiutato senza tornaconto”. E aggiunge “Voglio fare il carabiniere, ma mi sono sempre trovata dall”altra parte”

Il caso Ruby – Berlusconi approda in tv.  Intervistata a L’ultima parola da Gianluigi Paragone, in una registrazione in cui la sua voce è stata sostituita perché minore, Ruby, la ragazza che ha parlato con gli inquirenti di alcune feste con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha raccontato molti particolari su se stessa e i suoi desideri per il futuro.

Nel programma, in onda stasera alle 23.40, la ragazza di origine marocchina, dichiara: “Voglio scrivere un libro sulla mia vita: racconterò la verità su di me e parlerò anche di Berlusconi”. “Quando tra tre giorni sarò maggiorenne, dirò tutto, ma la verità non uscirà né in televisione né sui giornali. Non mi renderò ridicola come tante altre nella mia situazione”.

Parlando della sua famiglia, residente in Sicilia, a Letojanni, la ragazza ha raccontato: “Mio padre mi ha buttato fuori di casa. Così sono andata a fare la cameriera a Catania, poi sono salita a Milano. La mia è una vita come quella di tante altre, solo che ho fatto cose che altre ragazze della mia età non fanno”. ”E’ una questione di mentalità – ha concluso – In Italia a 12 anni sei considerata ancora una bambina. Mio padre a 12 anni voleva farmi sposare con un uomo di 49”.

Quanto ai furti, Ruby nega ogni addebito: “Sono stata accusata di furto da una ragazza con cui vivevo ma non è risultato vero. Questa persona che mi ha accusata – ha aggiunto – dovrà pagarmi i danni. Mi ha accusata di aver rubato ma io le ho sempre pagato l’affitto. E’ solo spazzatura, proprio spazzatura”

Continua a leggere l”articolo sul sito dell”autore.

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Antonio Innamorato, eletto con il Partito Socialista per la Circoscrizione campana del collegio Sala Consilina –Vallo della Lucania, ha ricoperto la carica di Senatore della Repubblica nel corso della X Legislatura dal 2 luglio 1987 al 22 aprile 1992.

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Cosa rappresenta oggi il socialismo?

Oggi non è altro che un sentimento. Ritengo vada approfondito dal punto di vista della ricerca storica, piuttosto che analizzato quale fenomeno contemporaneo. Mancano le strutture e le personalità adeguate, per cui i valori che è ancora possibile riscontrare, inevitabilmente faticano a trovare una propria collocazione. Chi oggi tende ad identificarsi nei principi socialisti non è nella condizione di avere un approccio strutturale tale da poterne sviluppare gli ideali. Tuttavia, sono fermamente convinto che il socialismo, in quanto valore, sia praticabile attraverso le semplici attività del quotidiano ed eventualmente all’interno di Partiti non fortemente ideologizzati. Ritengo che le attuali coalizioni in realtà non intendano misurarsi con i valori socialisti. Qualche anno fa, attraverso un accorato appello, ho dato vita all’estremo tentativo di riunire le anime socialiste ma non vi sono riuscito. Ero convinto che in tanti militanti fosse ancora vivo il senso d’appartenenza ma, quando si è proceduto alla “raccolta”, abbiamo dovuto constatare che la rete aveva maglie troppo larghe ed ognuno era andata per la sua strada. I Partiti “tradizionali” sono ormai scomparsi ma molti degli attuali protagonisti politici sono gli stessi di tanti anni fa. Chi a quel tempo era socialista oggi è approdato, a seconda delle proprie scelte, nel centro-destra o nel centro-sinistra. Sarebbe stato più opportuno che gli originari rappresentanti del Partito si fossero astenuti, non aderendo a nuove realtà politiche.

Come valuta la situazione politica nazionale?

Mi sembra che alcuni parlino di futuro governando come in passato, mentre altri pensino al futuro guardando al passato…Non vedo nulla di nuovo, tutto mi sembra immobile. I governi moderati e quelli di sinistra hanno nel tempo dato vita alla stagnazione in cui ognuno si è preoccupato di curare il proprio orticello. Nel momento in cui si cerca di cambiare le cose è normale trovarsi di fronte a grandi difficoltà. In Italia non c’è mai stata una vera rivoluzione culturale! E se c’è stata è stata gestita in puro stile gattopardiano: “facciamo cambiare le cose per far restare tutto com’è”…Tuttavia ritengo che dai momenti di crisi possano emergere nuove realtà e personalità.

In ambito regionale e provinciale, invece, ritiene che il centro-destra stia governando bene o almeno meglio rispetto al centro-sinistra?

A riguardo mi sembra alquanto carente il rapporto fra le cariche elette e le diverse realtà territoriali. Non le vedo presenti e partecipi. E’ mutato il colore politico di chi governa ma l’acqua in cui si nuota mi pare essere la stessa. Il centro-sinistra, soprattutto a livello regionale, negli scorsi anni ha amministrato in maniera disastrosa, facendo si che la gente si abituasse soltanto a chiedere. E’ mancata la doverosa assunzione di responsabilità. Il centro-destra dal canto suo non mi sembra sia riuscito ad invertire la rotta ed almeno per il momento si sta caratterizzando soltanto per il maggior rigore e la maggiore parsimonia rispetto alla precedente gestione. Ritengo, tuttavia, che si sia ancora troppo lontani dai reali bisogni delle persone. Si registra la totale assenza di processi di crescita. Ci troviamo di fronte ad una società “ferma”, rilassata e colpevole di non fare figli. Il livello di democrazia è strettamente collegato al tasso demografico. Più alto è quest’ultimo maggiore risulta essere lo stato di democrazia.

L’ha sorpreso il transito di un ex esponente socialista valdianese, Rocco Giuliano, nelle file del centro-destra provinciale? La destra può possedere un’anima socialista?

Se pensiamo alla cultura ed alla storia della destra sembrerebbe impossibile. Diventa, invece, possibile con l’attuale centro-destra. Oggi a destra come a sinistra si registra la “raccolta” di reduci di diverse aree politiche. La destra è composta da ex socialisti, ex repubblicani ed ex democratici. Manca una vera destra allo stesso modo in cui manca una sinistra. In questo articolato contesto, quindi, può starci anche il socialismo all’interno del centro-destra.

Per quel che concerne il suo paese natio ed in cui attualmente vive, ovvero Teggiano, come giudica l’operato dell’attuale amministrazione comunale?

Non ho elementi sufficienti per poter esprimere dei giudizi. A livello locale, però, il dibattito politico mi sembra alquanto carente e soporifero. Si vive esclusivamente di schermaglie ma mancano vere forme di antagonismo e si amministra, male o bene, quasi in maniera indisturbata. A riguardo non esiste una medicina, né una vera soluzione. Devo, però, registrare con piacere la valorizzazione del centro storico, attraverso i diversi interventi a cui si è dato vita. Mi dispiace soltanto che sia chi amministra, che chi è all’opposizione, non abbia capito che Teggiano ha una sola “fabbrica”, ovvero la scuola. Per quello che è consentito dalla legge gli amministratori potrebbero fortemente incidere a riguardo, facendo divenire l’istituto “Pomponio Leto” un volano di formazione, di orientamento culturale e sociale e di sviluppo economico.

Secondo lei il Vallo di Diano potrà, in un futuro non troppo lontano, far giungere un proprio rappresentante in Senato?

Credo sia alquanto complicato, valutando lo stato attuale delle cose e le divisioni all’interno delle singole coalizioni. Nel Vallo di Diano vi sono dei soggetti validi e capaci ma le divisioni sono troppe. Tuttavia, mi auguro che siano superabili. Per rendere possibile ciò dovrebbe emergere una figura in grado di farsi carico dei problemi e che, soprattutto, abbia possibilità economiche tali da riuscire a coinvolgere ed aggregare i diversi interpreti, nonché le realtà e le categorie sociali e professionali del territorio.

Novecentomila tonnellate di rifiuti smaltiti in modo illegale e 38 decreti di fermo. Questi alcuni dei numeri relativi all’operazione Chernobyl, andata in scena nell’estate del 2007 (anche se i fatti contestati risalgono al 2006) e riguardante il traffico illecito di rifiuti speciali e pericolosi che, invece di finire in discarica, venivano disseminati, tra gli altri, in campi coltivati nell’area a sud di Salerno. L’operazione fu denominata “Chernobyl” in quanto dalle oltre centomila intercettazioni telefoniche, si apprese di fusti pericolosi provenienti dall’Ucraina. L’inchiesta portò all’arresto di 38 persone tra le province di Salerno, Napoli e Caserta. Le indagini, partite dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, videro quali indagati, tra gli altri, due agricoltori del Vallo di Diano, segnatamente di  Teggiano, accusati di aver accettato di nascondere i fanghi di depurazione nei propri terreni. Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti finì, in particolar modo, il compost, sostanza creata dall’uomo riproducendo in modo controllato e accelerato i processi che in natura assicurano le sostanze nutritive al ciclo della vita. Tale essenza rende più ricca e nutritiva la terra dove crescono le piante.

I rifiuti che è possibile trasformare in compost sono quelli organici e biodegradabili, cioè quelli che possono essere decomposti e trasformati in altre sostanze da alcuni batteri. Con il compostaggio, quindi, si imitano i processi naturali di degradazione della materia organica, trasformando i rifiuti in compost. Nel falso “compost di qualità”, relativo ad alcune aree interessate dall’operazione Chernobyl, invece, i Carabinieri del Nucleo Tutela Ambiente appurarono tracce di cromo esavalente sostanza altamente cancerogena che finiva mischiata al terreno agricolo. Un attentato alla salute pubblica, quindi, consumato per oltre due anni da affaristi e contadini compiacenti, prima in provincia di Caserta (zona ad alto inquinamento ambientale e dove l’impatto tumorale non avrebbe eguali in Europa) e poi nel resto della regione. Tra i destinatari dei decreti di fermo, anche autotrasportatori, imprenditori ed agricoltori che accettavano di sotterrare le scorie velenose in cambio di poche centinaia di euro. Da 15 anni, ormai, la Campania sembra rappresentare il crocevia dello smaltimento dei rifiuti provenienti da ogni parte d’Italia, affare che garantisce enormi guadagni alle organizzazioni criminali, nonché ad amministratori e tecnici complici e compiacenti.

La mafia e la camorra, infatti, sembrano aver tutto da guadagnare con i rifiuti e, se sono certamente in grado di garantire gli sversamenti illeciti, con costi evidentemente concorrenziali rispetto alle procedure legali (in particolare per rifiuti speciali e pericolosi), esse hanno anche acquisito professionalità e disponibilità di mezzi. A riguardo, il termine ecomafia, coniato da Legambiente, intende appunto prendere in esame quei settori della criminalità organizzata che hanno scelto il traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti, l’abusivismo edilizio e le attività di escavazione come nuovo grande business. Secondo recenti stime, in Campania ogni 100 Km² vengono commessi 36 reati. Napoli è al primo posto e Salerno subito a seguire. Le modalità tipiche delle ecomafie campane sono varie: in caso di materiali solidi, quali metalli, o scarti dell”industria della ceramica, i camion carichi di rifiuti e materiali per l’edilizia giungono, nel corso della notte, in corrispondenza di buche, spesso ex cave di sabbia; le buche vengono riempite di rifiuti e poi immediatamente coperte. Quando non è possibile coprirle, il materiale sversato viene dato alle fiamme. Nel caso, invece, si tratti di sostanze come fanghi di depurazione o rifiuti industriali liquidi, questi vengono versati direttamente nel terreno. Le diverse analisi chimiche inerenti a diversi terreni hanno evidenziato alte concentrazioni di diossina, mercurio, arsenico ed amianto. Migliaia di persone sono, quindi, esposte inconsapevolmente per anni a sostanze tossiche. L’interramento dei rifiuti speciali provoca, infatti, l’avvelenamento della falda acquifera sottostante, dei pozzi adibiti per la ricezione delle acque destinate ad uso irriguo-agricolo, e delle coltivazioni. Anche la varietà delle tipologie di rifiuti trafficati è impressionante: si va dalle “classiche” alle più impensabili. Tra i primi rientrano le ceneri degli inceneritori, le polveri di abbattimento fumi degli impianti siderurgici, i fanghi di depurazione e le terre di bonifica. Tra i secondi, invece, il “car-fluff’ derivante dalla rottamazione dei veicoli fuori uso, le traversine ferroviarie e le sabbie provenienti dagli impianti di depurazione.

Al fine di avere un riscontro pratico sugli effetti maggiormente tangibili causati da tutto ciò, basterebbe considerare come la relazione esistente fra un determinato individuo ed i vari fattori ambientali possa determinarne l’eventuale stato di benessere, come dimostrato dal costante aumento delle sintomatologie allergiche. Alla luce di tutto ciò ed a distanza di quasi tre anni e mezzo cosa resta dell’operazione Chernobyl!? Servirebbe a poco entrare nell’ambito giudiziario della questione. Fatto sta che negli ultimi anni gli interessi del clan dei casalesi sembrerebbero essersi spostati anche nell’area meridionale salernitana, Vallo di Diano compreso. Tale gruppo ha gradualmente ottenuto sistematici vantaggi dalla gestione dell’emergenza rifiuti grazie evidentemente anche a connivenze delle istituzioni politiche e burocratiche. Per quanto concerne il verde ed apparentemente illibato comprensorio valdianese, le zone industriali di Atena Lucana e Polla in particolare sarebbero state utilizzate quali aree di investimento e smaltimento illecito di rifiuti, senza contare i tanti appezzamenti messi a disposizione da proprietari concilianti ed allettati dagli agevoli quanto a volte ingenti guadagni. Si è detto e scritto che sarebbero i numerosi caseifici presenti in zona i principali inquinatori delle falde acquifere; ciò non è assolutamente destituito di fondamento, ma l’ormai cronico non usufrutto dei tanti campi una volta coltivati non rischia di far altro che svalutare e far divenire sterile la stessa proprietà terriera, rendendola appetibile agli occhi “inquinati” di intrallazzatori con ben poco senso etico ed ancora meno scrupoli. Sarebbe perciò consigliabile alzare  il livello di guardia se non si vuol correre il rischio di ritrovarsi circondati da vere e proprie discariche di verde vestite.

html5Ultimamente si sente molto parlare di HTML5, delle nuove funzionalità  e della sua maggiore velocità di visualizzazione delle pagine, ma quale browser ha implementato queste nuove funzionalità e soprattutto chi è più avanti?

Prima di rispondere a questa domanda cercherò di spiegarvi che cos’è HTML5 e quali nuove funzionalità implementa.

L”HTML5 è un linguaggio di markup per la progettazione delle pagine, la definizione delle specifiche iniziali del linguaggio è stata effettuata da un gruppo di lavoro esterno al W3C,  l”intento iniziale che ha guidato il gruppo di lavoro è stato quello di proporre nuovi comandi e funzionalità fino ad allora ottenute in maniera non-standard, ossia mediante il ricorso a plug-in o a estensioni proprietarie dei vari browser.

Le novità introdotte dall”HTML5 rispetto all”HTML 4 sono finalizzate soprattutto a migliorare il disaccoppiamento tra struttura, definita dal markup, caratteristiche di resa (tipo di carattere, colori, eccetera), definite dalle direttive di stile, e contenuti di una pagina web, definiti dal testo vero e proprio.

Ora che sappiamo cos’è l’HTML5 posso cercare di rispondere  alla domanda posta pocanzi  , per  farlo ho installato i quattro browser più utilizzati e li ho testati.

Ho inoltre installato e testato il nuovo Internet Explorer  9 beta.

Un sito molto interessante ed utile per testare a che livello questi browser supportano l’HTML5 è html5test.com che testa tutte le nuove funzionalità di questo linguaggio di markup visualizzando un voto che va da zero a trecento.

Utilizzando questo strumento ho stilato una classifica che riporto qui di seguito.

1.        Google Chrome 6.0.472.63 con il punteggio di 217 su 300.

2.       Safari 5.0.2 con il punteggio di 207 su 300.

3.        Firefox 3.6.10 con il punteggio di 139 su 300.

4.       Internet Explorer  9 beta con il punteggio di 96 su 300.

5.       Internet Explorer  8 con il punteggio di 27 su 300.

browserLa cosa più evidente che emerge da questa classifica è l’enorme gap che c’è tra i primi due con i restanti browser testati. Come al solito Google e Apple sono avanti anni luce rispetto ai concorrenti nonostante progetti opensource come Firefox  abbiano un’enorme comunità di sviluppatori.

Molti siti stanno sperimentando le funzionalità dell’HTML5, sostituendo componenti che prima potevano essere sviluppati solo utilizzando Flash di Adobe. Tra questi spicca youtube che permette di visualizzare i video in un player che sfrutta la capacità di HTML5 di includere direttamente nelle pagine dei video senza utilizzare player in flash.

A questa pagina http://www.youtube.com/html5 potete scegliere di riprodurre i video senza flash player , sempre se utilizzate un browser che supporta HTML5.

chromesafarifirefoxInternet Explorer