economia personale

Con questi metodi di economia personale, hai gli strumenti necessari per iniziare il tuo viaggio verso la libertà finanziaria.

Bilancio personale: la tua mappa del tesoro

Analizza le entrate e le uscite: Conosci davvero dove finiscono i tuoi soldi? Un’analisi perspicace delle tue entrate e uscite ti permetterà di vedere dove puoi apportare dei tagli intelligenti.

Stabilisci un bilancio: Una volta delineato il quadro della tua situazione finanziaria, devi stabilire un bilancio. Questo non è solo un elenco arbitrario di cifre; è la tua rotta verso la prosperità.

Risparmio: l’arte di coltivare il tuo denaro

Risparmiare non è opzionale: Risparmiare non è un lusso, ma una necessità imperativa. Consideralo come pagare te stesso prima di pagare gli altri.

Crea un fondo di emergenza: Le emergenze accadono. Senza un fondo di emergenza, potresti trovarti in una situazione non piacevole.

Investimenti: naviga le acque della crescita finanziaria

Comprendi le tue opzioni: Investire può sembrare un compito complicato. Ma con una comprensione chiara delle tue opzioni, diventa un viaggio entusiasmante verso la crescita.

Consulenza professionale: Non c’è vergogna nel cercare aiuto professionale. Un consulente finanziario può essere il tuo nocchiero attraverso le insidiose acque degli investimenti.

Debiti: disinnesca l’indebitamento eccessivo

Paga i tuoi debiti: I debiti possono essere una gogna ingombrante. Un piano di pagamento mirato è l’arma per liberarti da questo peso.

Evita i debiti inutili: Ad esempio, l’acquisto impulsivo di un orologio lussuoso con una carta di credito può sembrare un capriccio innocuo, ma può divenire un macigno finanziario. È una trappola dorata da cui è difficile liberarsi.

Pianificazione per il futuro: preparati oggi, rilassati domani

Pensa alla pensione ora: Anche se la pensione sembra un miraggio lontano, pianificarla ora è una strategia lungimirante.

Scegli le assicurazioni giuste: Le assicurazioni sono un baluardo che protegge te e la tua famiglia. La scelta giusta è fondamentale per una copertura efficace.

Conclusione: prendi il controllo della tua economia personale oggi

La gestione dei risparmi e il mantenimento di un’economia personale sana non sono semplici congetture, ma richiedono sagacia, pianificazione e determinazione.

Trasforma il tuo futuro finanziario da un enigma complesso in una prospettiva radiante. Il controllo delle tue finanze è alla tua portata: puoi farcela!

vacanze senza pensare al Lavoro

L’estate è qui, e con essa arriva la necessità di staccare dalla routine lavorativa. Ma come puoi davvero passare le vacanze senza pensare al Lavoro? Ecco una guida dettagliata su come fare proprio questo!

1. Pianificazione intelligente: il segreto per iniziare bene

Pianifica in anticipo

Non c’è niente di peggio che stressarsi per le vacanze all’ultimo minuto. Prenota i voli, l’alloggio e le attività in anticipo per un viaggio senza pensieri.

Prepara una risposta automatica per le email

Fai sapere a colleghi e clienti che sarai fuori e a chi possono rivolgersi in tua assenza.

2. Disconnessione digitale: trova la tua pace interiore

Stacca dai dispositivi elettronici

Riduci al minimo l’utilizzo di dispositivi collegati al lavoro. La tua email può aspettare.

Imposta limiti chiari

Se devi controllare il lavoro, stabilisci orari precisi e attieniti a essi.

3. Attività rigeneranti: riempiti di energia positiva

Prova qualcosa di nuovo

Che si tratti di immersioni subacquee o di cucina locale, una nuova avventura può essere entusiasmante.

Abbraccia la natura

Le escursioni, il nuoto e altre attività all’aperto possono fare miracoli per la tua tranquillità.

4. Circondati di affetto: la compagnia giusta fa la differenza

Scegli i compagni di viaggio con saggezza

Vacanza con persone che ti rendono felice e ti rilassano.

Trascorri tempo di qualità con gli esseri cari

Dai priorità alle conversazioni di cuore e alle risate genuine.

5. Benessere personale: mettiti al primo posto

Pratica l’autocura

Tratta te stesso con un massaggio, una buona lettura o ciò che ti fa sentire bene.

Medita e rifletti

Dedica tempo alla meditazione e alla riflessione personale. Respira profondamente e rilassati.

6. Alimentazione e movimento: nutri corpo e mente

Mangia sano e gustoso

Gusta i piatti locali, ma mantieni un’alimentazione equilibrata.

Muoviti!

Fai esercizio fisico, anche una semplice camminata sulla spiaggia può fare la differenza.

Conclusione: goditi ogni momento

L’estate vola via in un batter d’occhio, ma con una pianificazione intelligente, una disconnessione digitale, l’impegno in attività rigeneranti, la compagnia giusta, l’attenzione al benessere personale e un sano equilibrio tra alimentazione e movimento, puoi davvero passare le vacanze senza pensare al lavoro!

Ricorda, le vacanze sono il tuo momento. Goditelo appieno. Respira l’aria fresca, ascolta le onde, senti il sole sulla pelle e sorridi. Hai guadagnato ogni singolo momento di questa libertà. 🌴🌞

tutto gratis

Fermati un attimo a pensare. Come hai speso il tuo ultimo stipendio? 

Nella realtà in cui viviamo spendiamo i nostri soldi sempre più per acquisti d’impulso e sempre più sul web. Compriamo cose di cui sentiamo un bisogno che non riusciamo mai a soddisfare ed ogni giorno c’è qualcosa che ci sembra indispensabile avere.

Siamo nell’era del “tutto gratis” su gran parte dei servizi che utilizziamo tutti i giorni sui nostri smartphone, social network, caselle email,chat, conto bancario e tanti altri servizi “sig-in for free”.

Perchè una banca mi da i suoi servizi gratis? Perchè posso avere spazio di archiviazione gratis nel cloud e soprattutto perchè tutti questi servizi fino a qualche anno fa era impensabile che qualcuno me li regalasse?

La risposta è semplice, li paghiamo.

Non con i soldi, ovviamente, ma con la materia prima più preziosa che esiste, i dati.

I dati sono il petrolio dei giorni nostri, siamo passati dagli 80 dollari al barile ai milioni di dollari al terabyte.

Il caso emblematico è quello di Facebook. Vi ricordate quando Facebook fece capolino tra le piattaforme di chat e social network?

Gli iscritti aumentavano di anno in anno e anche le funzionalità offerte aumentavano di pari passo con investimenti che all’epoca non riuscivo a spiegarmi. Addirittura ad un certo punto si parlava di imminente fallimento della piattaforma perchè non riusciva a monetizzare e tutti si aspettavano che di li a poco  sarebbe diventato a pagamento.

Come sappiamo, nulla di tutto ciò è successo. Gli iscritti a Facebook hanno superato i 2 miliardi nel 2018 e solo l’anno scorso il fatturato si attestava a più di 40 miliardi con un utile netto di 20 miliardi.

Facebook è riuscito a monetizzare e non poco utilizzando i nostri dati per finalità di marketing e non solo. Ormai navigando su internet sembra sempre più di muoversi tra i nostri pensieri e desideri. Vediamo solo cose interessanti e solo oggetti che ci sembrano mancare tra quelli che già abbiamo in casa.

Apple e Google non sono da meno.

Sanno dove abitiamo e dove lavoriamo perchè tracciano i nostri spostamenti. Sanno se abbiamo una macchina e sanno il tragitto che facciamo più spesso. Perchè? Perche i servizi di navigazione sono “Gratis”.

Ricordo quando ho comprato il mio primo navigatore non connesso, ho speso centinaia di euro per il device e spesso per aggiornare le mappe dovevi pagare profumatamente. Adesso come per incanto tutto gratis, tutto connesso e con lo stato del traffico in tempo reale.

Il futuro?

In futuro non pagheremo nemmeno la connessione ad internet e pian piano i servizi che adesso sono a pagamento costeranno sempre meno perchè l’interesse si è spostato dal monetizzare subito al raccogliere dati per monetizzare in seguito.

Usciranno i primi smartphone gratis dove però tra le mille spunte sull’accettazione delle condizioni di privacy venderemo tutto quello che pensiamo e facciamo. Accetteremo di vedere su questi device spot e pubblicità mirate che ci porteranno a comprare cose che non avremmo mai comprato se non avessimo ricevuto in regalo quello smartphone.

I soldi serviranno solo per comprare il cibo e per l’essenziale, o meglio, quello che ci faranno pensare che sia essenziale.

Se volete approfondire c’è un’interessante documentario su Netflix (Zero privacy) che affronta nel dettaglio come le grandi aziende citate in questo articolo e non solo, cercano di avere la completa disponibilità dei nostri dati.

Chiudo con una citazione di Henry David Thoreau che sintetizza tutto perfettamente:

Il prezzo di qualcosa è la quantità di vita che dai in cambio per averla.

ricchezza

Stamattina leggevo di Jeff Bezos (Amazon) che ha un patrimonio personale di 61,7 miliardi di dollari. Ovviamente oltre a lui ci sono un sacco di “paperoni” che hanno patrimoni simili, vedi il caro e vecchio Bill Gates (Microsoft), ma la cosa che un pò mi fa incazzare è che non dovrebbe essere possibile su questa terra un accumulo di risorse del genere.

Ok sei stato bravo a creare un’azienda che macina utili senza sosta, ma arrivato ad un certo punto, diciamo 5 miliardi di patrimonio, che permetterebbero a te e alla tua famiglia “allargata” di vivere nel lusso per le prossime 20 generazioni, i restanti 56 miliardi vanno distribuiti tra ricerca, associazioni umanitarie e gente che muore di fame nel mondo.Non so, basterebbe una tassazione del 95% su quei 56 miliardi di troppo.

Il mio caro amico Maurizio, autore di molti articoli in questo blog, mi ha detto: “E’ il capitalismo, baby!”. Purtroppo ha ragione ma io vorrei che si applicasse una nuova dottrina politoco-economica che sia a metà tra il comunismo e il capitalismo. Una sorta di capitalismo imbrigliato, con dei tetti massimi. Gli estremismi non mi piacciono, mi piace avere la possibilità di fare impresa e di avere la “proprietà” delle cose ma allo stesso tempo deve esistere un limite a quanta proprietà posso accumulare.

Poi diciamocela tutta caro Jeff, prima o poi morirai anche tu, i miliardi di dollari non ti rendono immortale, forse…

spotify-imgDopo quattro anni, Spotify approda in Italia.

Nato in Svezia nel 2008, questo servizio permette di ascoltare, gratis,  circa 20 milioni di brani musicali in streaming in modo assolutamente legale. Già rodato in america e in molti paesi europei, Spotify parte benissimo anche in Italia, basta dare un’occhiata sui principali social network per rendersi conto che è un fenomeno virale. Ovviamente la fruizione dei contenuti musicali in modo gratuito ha delle limitazioni, ogni cinque o sei brani ascoltati parte un messaggio pubblicitario della durata di una decina di secondi che siamo costretti ad ascoltare prima di poter riprodurre gli altri brani della nostra playlist. Se proprio non sopportate queste interruzioni pubblicitarie potete passare a piani “flat” proposti dal servizio.

 spotify

Come si evince dall’immagine abbiamo due tipologie di abbonamenti, Unlimited e Premium.

Con 4,99 euro al mese è possibile usufruire di tutto il catalogo senza interruzioni pubblicitarie sul nostro desktop o portatile, sono tagliati fuori i dispositivi mobili sui quali non è possibile utilizzare il servizio reso invece disponibile con l’utenza Premium a 9,99 euro al mese.

Tenendo conto che sui principali competitor, primo tra tutti iTunes, un singolo brano costa 99 centesimi e un album 9,99 euro è facile comprendere che per gli appassionati di musica Spotify è una ghiotta opportunità. Un’altra caratteristica che ha contribuito alla diffusione del servizio è la sua forte propensione per il social. Condividere una canzone o un’intera playlist non è mai stato così facile, possiamo conoscere nuove canzoni in modo quasi naturale grazie alla barra laterale del programma in cui scorrono tutti i brani che stanno ascoltando i nostri amici di facebook in tempo reale.

Altra funzionalità interessante è quella dell’ascolto offline dei brani. Spotify permette di salvare sul nostro pc intere playlist così da poterle ascoltare anche quando non abbiamo a disposizione una connessione ad internet.

La sfida più ardua per questo innovativo servizio è quella di soppiantare la pirateria musicale, che in Italia fa registrare numeri da record.

I giovani tra i 16-24 anni spendono circa 13 ore a settimana sul web e la metà di loro utilizza internet sette giorni su sette. Questo accade perchè i nuovi Media rappresentano un aspetto importante per loro poichè possono aprirsi a nuove modalità di relazioni e a nuove opportunità. Spesso però, non si rendono conto che possono andare incontro a situazioni dannose per il loro sviluppo, come: veicolazioni di immagini vioente, false identità, strumentalizzazione dei rapporti.

Il bullismo è attualmente un fenomeno diffuso non solo nelle scuole, ma anche in rete. Il termine cyberbullismo, infatti, ri riferisce all”insieme di atti e molestie protratte nel tempo effettuati attraverso internet (e-mail, chat, siti web, blog) e cellulari con lo scopo di arrecare danno ad un”altra persona. E” stato l”educatore canadese Bill Belsey a coniare il termine di cyberbullying utilizzato sia per indicare atti di bullismo tra minorenni e sia atti tra adulti o un adulto e un minorenne. Oggi il 34% del bullismo è on-line: in Inghilterra, più di un ragazzo su quattro, è stato minacciato da un bullo via mail mentre in Italia oltre il 24% degli adolescenti subisce offese o prepotenze.Come il bullismo nella vita reale, così il cyberbullismo costituisce una violazione del codice civile e/o penale.

Il cyberbullismo presenta alcune caratteristiche proprie, prima di tutte troviamo l”anonimato del “bullo”,rappresenta uno stato illusorio , in quanto ogni comunicazione elettronica lascia tracce ma la vittima difficilmente riesce a risalire al molestatore segue l” indebolimento delle remore morali ovvero virtualmente la gente fa e dice cose che non farebbe o non direbbe mai nella vita reale e assenza dei limiti spazio temporali, cioè il cyberbullismo colpisce la vittima ogni qualvolta si collega al mezzo elettronico usato dal cybebullo. Si può manifestare come flaming caratterizzato da messaggi violenti e volgari o ancora come cyber-stalking inviare messaggi di minacce continue e persecutorie che incutono paura.

I cyberbulli agiscono con aggressività e violenza perchè desiderano avere visibilità e fanno di tutto per far sì che il loro atto risulti pubblico e conosciuto. Agiscono così perchè desiderano  attenzioni che non ricevono quotidianamente dalle loro famiglie o dai loro amici. Per la vittima è molto difficile sottrarsi a tali molestie e vanno incontro ad ansie, paure, depressioni, bassa considerazione di sè. Si tratta di esiti gravi, che hanno, inoltre, notevoli ripercussioni sullo sviluppo psicofisico di bambini e adolescenti.La pericolosità di tali effetti è da mettere in relazione  anche alla loro frequenza, essi possono verificarsi 24 ore al giorno, sette giorni su sette ,poichè a volte  risulta molto difficile riuscire a rimuovere completamente i contenuti offensivi o minacciosi di testi e immagini.

Attualmente si sta ancora indagando sulle conseguenze del cyberbullismo e si è riscontrato che sono analoghe a quelle del bullismo tradizionale con la differenza che il cyberbullismo presenta delle caricature attraverso messaggi, foto, video trasmessi on line o sul telefonino. I bambini e adolescenti  difficilmente si confidano con i propri genitori o insegnati per timore di una loro reazione eccessiva che li induce ad adottare regole restrittive nell”utilizzo della Rete. Per cui per prevenire tale fenomeno, si deve educare i bambini, adolescenti e giovani che navigano su Internet a riflettere sui loro comportamenti prima di agire e soprattutto è necessario che la figura dei genitori sia sempre presente così da evitare comportamenti che possano ledere la sensibilità altrui.

di Maurizio Trezza.

Il Governo Berlusconi è finito. Sabato scorso è successo quello che solo un mese fa ci sembrava difficile perfino immaginare. Alla notizia delle dimissioni si sono riempite le piazze romane, di persone festanti, di italiani, di ragazzi che sentivano l’entusiasmo di un momento, a suo modo, storico. Ho letto le accuse e le condanne verso quel moto di reazione, come se andare in piazza e urlare ‘buffone’ o cantare l’inno nazionale fosse più violento di 17 anni di pernacchie, di diti medi e di ‘coglione chi non mi vota’. In piazza quella sera, come negli ultimi anni, c’è scesa una generazione intera, la stessa generazione che, essendo nata tra gli anni ’70 ed ’80, è cresciuta ed ha vissuto con il costante peso sulle ginocchia di un potere logoro, affaristico e faccendiero.

Ma non è solo di questo che si tratta. Gli ultimi 17 anni sono stati sì illiberali, antidemocratici e liberticidi ma sono stati prima di tutto anni di declino culturale, di menzogna mediatica ad hoc e di plagio delle masse. E’ questo ciò che preoccupa maggiormente.

Ammesso che sia ormai passata l’era politica di Berlusconi dovremo ora metterci alle spalle l’era della Demagogia e del Populismo, l’era del Paese Azienda e dello Stato ad personam. Ma il processo sarà molto più lungo e faticoso. Lo sarà perché i fattori che ci hanno portato fin qui sono molteplici e perché, in qualche maniera, siamo stati complici di un sistema e di un modo di concepire la realtà. Sarà un processo lungo e faticoso perché la storia insegna che la passione degli italiani per i capipopolo è una passione senza tempo, anche quando sembra spenta e sopita, resta sotto la cenere, pronta a riprendere fuoco.

L’impero mediatico-economico che Berlusconi ha costruito in questi anni, in barba a qualsiasi concetto di conflitto d’interessi, è molto più grande e più invasivo del suo pur forte dominio politico. Sono stati anni di vallette, di confessionali, di lacrime a perdere, di applausi preregistrati e di barzellette allusive. I tredici milioni di italiani che, solo tre anni fa, hanno segnato una X sulla scritta Berlusconi, sono la punta di un iceberg. Il berlusconismo e l’antiberlusconismo hanno polarizzato il nostro modo di pensare, hanno distorto il modo di percepire la realtà imponendoci di restare in trincea, ci hanno costretto ad assecondare l’idea del “con me o contro di me”.

Riporto qui l’ultima parte dell’articolo di ieri a firma di  D. Marini: “La sensazione è che, in fondo, il premier abbia egregiamente rappresentato in sé la “medietà” degli italiani, considerato anche i consensi raccolti in questi lunghi anni. Offrendo spazio e legittimazione anche ai comportamenti più individualistici, moralmente meno virtuosi, tesi agli interessi particolari e corporativi (per usare eufemismi). Più che continuare a scaricare su di lui le frustrazioni e i disagi maturati negli anni, dovremmo oggi chiederci se e in che misura, tutto sommato, non abbiamo anche noi aderito a quei comportamenti: nel nostro piccolo, nelle nostre vicende quotidiane. Quanto saremmo noi disposti a fare un piccolo passo indietro (per chi ne ha le possibilità, ovviamente) rispetto alle nostre posizioni, per favorire la costruzione di un bene più grande, per una più equa redistribuzione delle risorse? Una nuova partenza del paese passa anche da questo. Per non ritrovarsi, fra qualche lustro, al punto in cui ci troviamo oggi.”[*]

Ci aspettano anni di disintossicazione e di presa di coscienza perché, citando Gaber, “non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me”.

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articoli correlati: La questione immor(t)ale

L”immagine è di Mauro Biani.

* Qui l’articolo completo.

di Maurizio Trezza.

Ci risiamo. A distanza di un anno (ne parlai in questo post) il governo ci riprova. Il comma inserito nel disegno di legge sulle intercettazioni (ne discute Fabio Chiusi in questo articolo) estende l”obbligo di rettifica, prima previsto solo per la stampa, a tutti i “siti informatici”.

Prontamente la Rete si mobilita. Tanti sono gli articoli, i post e i commenti di protesta e, in particolare, segnalo l”iniziativa lanciata da Valigia Blu. Il sito per “la dignità dei giornalisti il rispetto dei cittadini” ha deciso di diffondere a “Rete unificata” un articolo di Bruno Saetta, nel quale si chiarisce il reale scopo del disegno di legge e in particolare del comma 29 dell”art. 1.

L”idea, nata su Twitter, è quella di “invitare i blogger, chi frequenta e “abita” la rete a condividere, postare (anche su facebook e su twitter), diffondere lo stesso post come segnale di protesta contro il comma 29, cosiddetto ammazza-blog.”

Yourblog.it, condividendo le preoccupazioni di gran parte della Rete, aderisce all”iniziativa riportando il testo da diffondere:

Cosa prevede il comma 29 del ddl di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma ammazzablog?

Il comma 29 estende l’istituto della rettifica, previsto dalla legge sulla stampa, a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”, e quindi potenzialmente a tutta la rete, fermo restando la necessità di chiarire meglio cosa si deve intendere per “sito” in sede di attuazione.

Cosa è la rettifica?

La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere di questi media e bilanciare le posizioni in gioco, in quanto nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, questi potrebbero avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie. La rettifica, quindi, obbliga i responsabili dei giornali a pubblicare gratuitamente le correzioni dei soggetti che si ritengono lesi.

Quali sono i termini per la pubblicazione della rettifica, e quali le conseguenze in caso di non pubblicazione?

La norma prevede che la rettifica vada pubblicata entro due giorni dalla richiesta (non dalla ricezione), e la richiesta può essere inviata con qualsiasi mezzo, anche una semplice mail. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”, ma ad essa non possono essere aggiunti commenti. Nel caso di mancata pubblicazione nei termini scatta una sanzione fino a 12.500 euro. Il gestore del sito non può giustificare la mancata pubblicazione sostenendo di essere stato in vacanza o lontano dal blog per più di due giorni, non sono infatti previste esimenti per la mancata pubblicazione, al massimo si potrà impugnare la multa dinanzi ad un giudice dovendo però dimostrare la sussistenza di una situazione sopravvenuta non imputabile al gestore del sito.

Se io scrivo sul mio blog “Tizio è un ladro”, sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto?

La rettifica prevista per i siti informatici è quella della legge sulla stampa, per la quale sono soggetti a rettifica tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni ritenute dai soggetti citati nella notizia “lesivi della loro dignità o contrari a verità”. Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia, è quindi un criterio puramente soggettivo, ed è del tutto indifferente alla veridicità o meno della notizia pubblicata.

Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false?

E’ possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri.

Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica?

La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi sarà il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l’obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso.

Sono soggetti a rettifica anche i commenti?

Un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all’estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento (e contenuti similari) non dovrebbe essere soggetto a rettifica.

QUI l”articolo completo.

di Maurizio Trezza.

 

Stanno distruggendo la Rai. Giorno dopo giorno, nomina dopo nomina. La notizia del trasferimento previsto per la prossima stagione del programma di Fazio e Saviano, Vieni via con me, sulle frequenze di La7, arriva in un momento già tragico per le sorti del servizio pubblico. “Posso dire che è ufficiale – ha detto lo scrittore – Vieni via con me si farà su La7”. I dirigenti Rai rinunciano così al  programma che ha registrato il record di ascolti nella storia della televisione italiana, puntate con 19 milioni di contatti, share al 46%. Il programma detiene il record assoluto di trasmissione più seguita di Rai 3. E non si tratta di questioni economiche, di ingaggi e prezzari, la scelta sembra essere esclusivamente frutto della “linea editoriale”.

Nella televisione del servizio pubblico non si può parlare di mafie, di criminalità, di cattiva amministrazione, di diritti. Questo è l’indirizzo sul quale sarà costruito il palinsesto della prossima stagione. Discutendo della notizia Saviano ha ribadito: ”Dopo che per lungo tempo hanno cercato di cancellare, dimenticare, renderla impossibile, sono felice che La7 ridia la possibilità di tornare a parlare, di tornare a raccontare a un pubblico che spero essere il più ampio e trasversale possibile. […]In Rai sentivo di essere mal sopportato e soprattutto non amato in nessun modo da questo Governo. Come se questa fosse la condizione per non parlare”.

Intanto, a testimoniare la situazione di drammaticità, arriva la sollecitazione di Milena Gabanelli che dalle pagine de Il Messaggero si rivolge al direttore generale della Rai, Lorenza Lei, per chiedere chiarezza sul futuro della trasmissione: ”Il direttore generale dica se vuole disfarsi di Report, me lo dica ora, senza trovare pretesti”. La conferma del suo programma contiene una pesante clausola che rischia di compromettere il lavoro di inchiesta sul quale è fondato l’intero progetto televisivo. E’ previsto, in sostanza, che non vi sia nessuna tutela legale da parte della Rai per le eventuali denunce che i giornalisti subiranno. Qualsiasi persona vittima delle scomode inchieste di Report potrà denunciare la trasmissione e i giornalisti che, essendo freelance e non godendo già di consistenti introiti, si vedranno costretti a risponderne personalmente . Si cerca in questo modo di disinnescare la portate delle inchieste, facendo leva sui timori e i rischi dei cronisti. “Siamo fermi perché a queste condizioni non si comincia a lavorare, un programma d’inchiesta non può reggersi solo sulle nostre spalle” ha sottolineato la Gabanelli.

L’altro problema  che testimonia la stato confusionale dei dirigenti Rai è la “questione Santoro”. Il giornalista, conduttore di Annozero, dopo aver registrato ottimi risultati di ascolti, tra i migliori del palinsesto Rai, sta trattando in queste ore con La7 per seguire la strada di Saviano. “E’ stata già trovata un’intesa di massima. Spero usciremo presto con l’annuncio” sono le parole dell’Amministratore delegato di Telecom Italia Media Giovanni Stella.

Le eccellenze dell’informazione che hanno registrato i migliori ascolti negli ultimi anni di trasmissione Rai si allontanano inesorabilmente da quello che è passato alla storia come mezzo di educazione e crescita per intere generazioni. Mentre i dirigenti si dividono i posti di comando, pilotati da poteri che hanno nella televisione e nell’informazione il loro più grande strumento di indirizzo e propaganda, il servizio pubblico si trasforma in servizio privato, in macchina produttrice di consenso e imbarbarimento.

Riporto le parole di J. Madison, quarto Presidente degli Stati Uniti, morto nel 1836, in merito al rapporto tra democrazia e pluralismo dell’informazione:

“Nulla potrebbe essere più irragionevole che dare potere al popolo, privandolo tuttavia dell”informazione senza la quale si commettono gli abusi di potere. Un popolo che vuole governarsi da sé deve armarsi del potere che procura l”informazione. Un governo popolare, quando il popolo non sia informato o non disponga dei mezzi per acquisire informazioni, può essere solo il preludio a una farsa o a una tragedia, e forse a entrambe.”

P.S. L’edizione delle 13.30 del TG1 di oggi 23 giugno 2011 non ha ritenuto necessario pronunciare una sola parola sulla vicenda “P4-Bisignani”, pur essendo coinvolti ministri, sottosegretari, dirigenti e imprenditori.

Fuori il potere dalla Rai.

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Le scoperte della neuro economia  dicono che ogni qual volta c’è in ballo un guadagno di soldi, anche piccolo, si eccita la stessa regione del cervello che si eccita per la gola, il desiderio sessuale e la cocaina. Ragion per cui ogni volta che facciamo un affare, scegliamo tra due prodotti scontati, prendiamo una fregatura, ci fidiamo di qualcuno o apriamo un conto corrente in banca, si scatena una vera e propria guerra di neuroni, dagli esiti alquanto stupefacenti. I soldi non sono tutti uguali. Il nostro cervello tiene una contabilità che contraddice le teorie economiche e tradisce anche la matematica: al contrario di quanto si potrebbe pensare, quando spendiamo i soldi o li risparmiamo non siamo tanto razionali come crediamo.

La scuola di pensiero marginalista studia l”economia attraverso un metodo di tipo deduttivo-normativo esaminando solo il comportamento razionale del soggetto economico. I marginalisti cercano di capire e di dimostrare quanto il comportamento economico di un soggetto sia prevedibile e regolare date alcune condizioni.

A ben vedere, come dimostrano gli esperimenti in ambito neuro economico, i consumatori sono meno razionali di quanto si possa pensare.

Esempio: il signor Bianchi possiede delle azioni Eni, e durante tutto l’anno ha accarezzato l’idea di venderle per comprare delle azioni Telecom. Ma non l’ha mai fatto, e troppo tardi si accorge che se lo avesse fatto sarebbe più ricco di 10.000 euro. Il signor Rossi invece aveva alcune azioni Telecom ma le ha vendute per comprare delle azioni Eni. Solo dopo si è reso conto che se le avesse tenute sarebbe più ricco di 10.000 euro. Secondo voi chi si sente peggio?

Gli esperimenti dimostrano che la maggior parte delle persone si sentirebbe molto peggio nei panni del signor Rossi.

In linea di principio la cosa non ha molto senso: dopotutto Bianchi e Rossi non hanno tutti e due 10.000 euro in più sul conto. “La verità” prosegue Motterlini “è che Rossi rimpiange qualcosa che ha fatto, mentre Bianchi qualcosa che ‘non ha fatto’, ma che avrebbe potuto fare. E questo fa una grande differenza. Il rimpianto è una sensazione che vogliamo evitare, più di altre”. Il fenomeno psicologico dei conti mentali va contro le teorie economiche accettate: le nostre scelte vanno come nell’esempio contro la fungibilità del denaro ma sono mille le trappole in cui cadiamo senza accorgercene.

La neuroeconomia cerca di investigare direttamente quali siano i meccanismi neuronali che entrano in gioco quando l”essere umano prende decisioni di carattere economico, mostrando che ogni nostra decisione coinvolge il lato emozionale: non è possibile distinguere tra azioni in cui soltanto la deliberazione consapevole razionale ha un ruolo e altre in cui entrano in gioco le emozioni, esiste invece una profonda commistione tra le due dimensioni.

L”approccio tenta di portare nell”ambito economico il metodo e le teorie che la psicologia utilizza per spiegare il comportamento umano, con esperimenti in laboratorio che, con sempre maggiore evidenza, mostrano tutti i limiti della teoria della scelta razionale.
Le neuroscienze usano la risonanza magnetica che mostra le zone di attività del cervello durante il suo funzionamento, per aprire quella scatola nera che è il cervello stesso, di fatto rimasto fino a oggi ai margini di una teoria economica in cui la scelta razionale, che ne è alla base, semplicemente tratta la decisione come un processo ottimo e perfetto.

Fermo sostenitore della scienza come propulsore della conoscenza e  dell’evoluzione, il dubbio è sull’uso delle informazioni che escono fuori dalla scatola nera e, soprattutto, sugli effetti di  tali usi sull’evoluzione stessa dell’uomo.

Cono Cirone